Paolo Subioli

Digital Knowledge

Mobile Code Catalog: un archivio condiviso per realizzare le app delle PA

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mobile code catalogCon il Mobile Code Catalog le amministrazioni pubbliche degli Stati uniti tentano la strada della condivisione per rendere più sostenibile la realizzazione delle app per mobile da parte del settore pubblico. L’idea è semplice: rendere pubblico il codice open source utilizzato per realizzare app o siti mobile, in modo che qualsiasi amministrazione possa riutilizzarlo a proprio piacimento.

L’idea è stata di Mike Pulsifer, manager al Dipartimento del Lavoro, ma soprattutto membro attivo della Mobile Gov Community of Practice, una comunità di innovatori impegnata nel faticoso compito di portare il mobile web nel  settore pubblico, un ambito dove il cambiamento è sempre molto difficile, pure in America.

Il compito più impegnativo è stato di avviare il catalogo con un numero sufficiente di elementi. I “repository” di codice open source sono infatti molto ricchi di elementi prodotti da privati, ma poveri di realizzazioni delle PA, generalmente restie e condividere, ma anche culturalmente non preparate a farlo.

Il criterio di base del Mobile Code Catalog – ospitato dalla piattaforma Github – è di privilegiare le app native, rispetto a quelle universali in HTML5, dal momento che sono più performanti. Questo significa che l’ente che intende realizzare una app deve sviluppare almeno due versioni – una per Apple iOS e l’altra per Android – da mantenere sempre aggiornate in parallelo. È un compito assai costoso, che il Mobile Code Catalog si propone di facilitare mettendo a disposizione delle amministrazioni non solo intere app, ma anche singole componenti (“chop”) da ricombinare in nuove app.

L’idea di “fare a pezzi” le app, prima di pubblicarle sulla piattaforma di condivisione è l’asso nella manica su cui Mike Pulsifer fa affidamento per il successo della sua iniziativa. Convincere le amministrazioni a condividere qualcosa in modo veramente proficuo è una scommessa su cui molti, in tutto il mondo, si sono cimentati senza successo, come ricordiamo bene anche noi italiani, memori dei progetti di “riuso” dello scorso decennio. Pulsifer organizza seminari – “mobile code chop-shop” – nel corso dei quali i partecipanti imparano ad analizzare una app e a isolarne singole parti che possano essere riutilizzabili.

Per il momento il risultato è un catalogo già abbastanza ricco, sia di app native per i vari sistemi operativi del mobile, sia di codici e framework per il mobile web. Il codice modulare – cioè le varie componenti riutilizzabili, sono disponibili sia per le app che per il mobile web.  Le app già pronte si presume siano utili soprattutto per tutte quelle amministrazioni presenti sul territorio per rispondere alle stesse funzioni, come avviene nell’amministrazione pubblica di tutto il mondo

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Written by paolosub

15 settembre 2014 a 13:28

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